Giulio Rospigliosi

Giulio Rospigliosi (1600-1669) divenne nel 1667 Papa con il nome di Clemente IX. Il suo pontificato durò poco, soltanto due anni, compromesso fra l’altro dai disagi di una salute cagionevole e precaria. La sua fama non è tanto legata al pontificato quanto alla sua attività di librettista che lo elesse il migliore, il più grande protagonista dei fasti del melodramma e dell’Oratorio romano del Seicento, avendo contribuito in modo decisivo a determinarne i gusti e gli orientamenti.

Fra il 1631 ed il 1643 scrisse alcuni melodrammi nei quali prevale il senso della morale e del racconto sacro: Sant’Alessio 1631; Erminia sul Giordano 1633; I Santi Didimo e Teodora 1635; Egisto 1637; San Bonifazio 1638; Genoinda 1641; Il palazzo incantato 1642; Sant’Eustachio 1643.

Durante il suo breve papato, una delle sue prime iniziative fu quella di farsi costruire una sontuosa villa a Spicchio dove la sua famiglia, originaria della Lombardia e perseguitata dal Barbarossa, si era trasferita a Pistoia. Il disegno della villa è stato attribuito a Gianlorenzo Bernini, anche se alla costruzione sovrintese uno dei migliori allievi del maestro, Mattia de' Rossi. Papa Clemente non riuscì ad abitare la villa, infatti morì l'anno in cui i lavori iniziarono.

L'impianto architettonico, costituito da un corpo centrale quadrato più alto e da due ali laterali su tre piani. Alla villa si accede da un lungo viale alberato con due filari di lecci segnati da due portoni di pietra sormontati dallo stemma papale in marmo che si raccordano ad un parco coltivato ad olivi e lasciato romaticamente a bosco, circondato da mura. Nel parco vi sono anche edifici di servizio e una zona paludosa per la caccia di animali acquatici un casino di caccia.

La facciata è sottolineata da strisce in pietra serena, che incornicia le numerose finestre dei due piani principali e degli altrettanti mezzanini, come i fianchi e i cornicioni. Sul tetto esisteva una balaustra testimoniata da una stampa di Giuseppe Zocchi, con statue decorative. Una scalinata sottolinea l’ingresso che è sormontato dallo stemma papale in marmo bianco. Al centro, il corpo della struttura è dominato al centro da una sala triplice a pianta ellittica: una al piano interrato, una al piano terreno, affrescata sul finire del settecento e nei primi dell'Ottocento con finte colonne, motivi mitologici e personificazioni dei segni zodiacali, ed una al primo piano con il soffitto alto il doppio che sconfina nel piano superiore. Ai lati si dispiegano due scaloni a spirale e numerose stanze si affacciano direttamente sul corpo centrale. Il motivo dell’ellissi torna nella cappella che conclude un prato al centro del quale è posta una grande vasca rotonda.