Il Montalbano

Il paesaggio del Montalbano racchiude insieme i caratteri di un’antica bellezza, quasi solenne, fatta di storia e memoria, e quelli di un’evoluzione vitale che nel corso dei secoli fino ai giorni nostri è visibile sia nelle testimonianze materiali e immateriali del territorio che nelle attività della sua gente.

Gli elementi strutturali di questo, come di ogni paesaggio storicizzato, sono riscontrabili negli elementi fondanti della morfologia del luogo, nella sua composizione geologica e nel suo sistema territoriale (aree naturali e boscate, reticolo idrico e sistema insediativo) che appaiono saldamente evidenti e riconoscibili. Ed è in questa loro riconoscibilità, in questa loro capacità di essere stati tramandati attraverso i secoli e nel sapersi porre ancora oggi come capisaldi fondativi e costitutivi dei luoghi che va letta la particolarità essenziale, il genius loci del Montalbano.

Un paesaggio che si presenta al tempo stesso dolce e rude: dolce come l’icona del paesaggio toscano con le “colline create perché sovra ognuna vi fosse un castello… coi pendii coperti di cipressi, …boschetti di querce, boschetti di acacie, ghirlande di vite” (K.Capek 1923), ma anche solido come la terra in cui l’uomo ha saputo indurre le forme dell’economia e delle tecniche “organicamente adeguate al nuovo grado di sviluppo che le forze produttive e sociali hanno raggiunto in agricoltura” (Sereni, 1961) senza per questo disperderne l’innata bellezza.

Un paesaggio modellato dalla sapiente saggezza e contadini-artigiani, dove “il potare gli olivi e le viti, il piegare i capi, è un’arte” (R. Bianchi Bandinelli, 1964), ma anche usato per il tempo libero e lo svago ed anche per la caccia,  praticata per fame, per diletto e dal Rinascimento ad oggi, regolamentata e limitata ad ambiti ristretti e definiti dagli enti locali. Una tradizione che continua nel tempo. Così i Barchi si susseguono ai campi, i giardini alle ville ai paesi in un continuum che ha la naturalezza di un paesaggio costruito con amore e fatica nei secoli.

 

La catena collinare del Montalbano, è una diramazione dell’Appennino Tosco Emiliano, estesa per circa 16000 ettari, che si diparte dal Passo di Serravalle, si snoda in direzione Nord Ovest – Sud Est ed arriva sino alle Gole della Gonfolina, fungendo da spartiacque tra due ampie pianure, la Pianura Pistoiese-Fiorentina e la Valdinievole.

Il crinale è relativamente basso, senza forti variazioni altimetriche e si attesta a quote introno i 400 -600 m: più in particolare il tratto compreso tra il Passo di Serravalle ed il Valico di San Baronato ha cime di minore altitudine oscillanti mediamente tra i 300 e i 400 m s.l.m. anche se si raggiunge quote più elevate in corrispondenza di tre promontori e si scende a quote inferiori in corrispondenza dei valichi , mentre il tratto a sud di San Baronto si attesta tutto sopra i 500 m s.l.m., raggiungendo l’altezza massima in corrispondenza del Monte Cupola con 633 m s.l.m. Tale promontorio insieme alla cime del Monte Capolino (644 m s.l.m.) e al Poggio Ciliegio (615 m. s.l.m.) costituiscono la sommità indicata dal Repetti, nel suo dizionario Dizionario Geografico Fisico della Toscana (1833) in Pietra Marina e S.Alluccio.

Sempre Repetti sottolinea “La natura del terreno partecipa nella massima parte di quello di sedimento inferiore, coperto nella base orientale da sedimenti palustri, e nel suo fianco occidentale da immensi depositi di ciottoli e ghiaje che ricuoprono una marna ricca di fossili terrestri e marini. Alla parte australe di questa diramazione fu dato il nome dei monti del Barco Reale per un vasto parco vestito di selve, fatto circondare di mura dal Gran-Duca Ferdinando II ad uso di Caccia.” (Tomo, Albano Monte, pag. 60)

I due versanti, orientale ed occidentale, presentano una netta differenziazione dal punto di vista dell’acclività: il versante occidentale infatti si presenta più uniforme degradando dolcemente sino a lasciare posto alle basse colline (tutte intorno ai 100 m ) denominate “Cerbaie” alla cui base si trova la pianura occupata dal Padule di Fucecchio.

Il versante orientale, invece, presenta lungo quasi tutta la sua lunghezza una scarpata più ripida che dal crinale arriva sino a mezza costa dove viene sostituita da un’alternanza irregolare di pendii più dolci.